Covid-19 – Fondo Sanilog: estese le misure gratuite per i lavoratori della logistica

Il Fondo Sanitario Sanilog informa con circolare m. 8 del 14/9/2020, l’estensione delle garanzie straordinarie Covid 19 a sostegno dei lavoratori del settore della logistica

Sanilog, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa per il settore della logistica, trasporto merci e spedizione, comunica ai lavoratori iscritti che le garanzie gratuite straordinarie Covid 19, anziché scadere come previsto il 15 settembre p.v. sono estese fino al 31 dicembre 2020, in considerazione del perdurare della situazione sanitaria emergenziale causata dal diffondersi del virus Covid-19, sempre nell’intento di offrire un valido supporto sanitario ed economico ai lavoratori iscritti.
Questo vale sia per le garanzie a sostegno degli iscritti riscontrati positivi al virus Covid 19 (Indennità giornaliera per ricovero, diaria post ricovero a seguito di terapia intensiva e diaria da isolamento) che per quelle messe in campo al fine di agevolare il monitoraggio sanitario degli iscritti attraverso i test sierologici e i tamponi (Ulteriori risorse destinate a test sierologici, tamponi e proroga validità garanzie straordinarie per Covid 19).
Le modalità per l’accesso alle suddette prestazioni restano invariate ad eccezione di una doverosa precisazione sui test sierologici: questi ultimi si potranno effettuare senza prescrizione del medico a meno che non ci siano diverse disposizioni regionali che invece la prevedano obbligatoriamente.

Una tantum a settembre per il CCNL Guardie ai Fuochi

Erogata, nel mese di settembre, la seconda quota una tantum per i dipendenti del per i dipendenti ed i soci delle Società e/o Cooperative di vigilanza antincendio

Il rinnovo contrattuale, che decorre dal 1/1/2018 al prossimo 31/12/2020, prevede, in aggiunta ai 120,00€ già erogati per il periodo gennaio 2015/dicembre 2017, un riconoscimento una-tantum pari ad € 400,00 a copertura del periodo 1/1/2018 -31/12/2019, pari a  €200,00 con le competenze del mese di Febbraio 2020 ed €200,00 con le competenze di Settembre 2020.

Indennità mensile aggiuntiva per i lavoratori autonomi nei comuni ex zona rossa: istruzioni Inps


Con circolare n. 104/2020, l’Inps fornisce istruzioni amministrative in materia di indennità aggiuntiva COVID-19 prevista dall’art. 44-bis del DL n. 18/2020 a favore di alcune categorie di lavoratori autonomi e collaboratori coordinati e continuativi che alla data del 23 febbraio 2020 svolgevano la loro attività lavorativa nei comuni individuati dall’all. 1 del D.P.C.M. del 1° marzo 2020 o erano, alla medesima data, negli stessi residenti o domiciliati. L’indennità mensile aggiuntiva è pari a 500 euro per un massimo di tre mesi, parametrata all’effettivo periodo di sospensione dell’attività ed è erogata dall’INPS, previa domanda telematica attraverso i consueti canali messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito istituzionale.


Indennità mensile aggiuntiva
L’art. 44-bis, co. 1, del DL n. 182020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27/2020, prevede l’erogazione di una indennità aggiuntiva, rispetto alle eventuali indennità fruite ai sensi degli articoli 27 e 28 del medesimo decreto legge, dell’articolo 84, co. 1, 2, 3, 4 e 8, lett. c) e d), del DL n. 34/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 77/2020, nonché del decreto interministeriale 30 aprile 2020, n. 10, a favore di alcune categorie di lavoratori autonomi e collaboratori coordinati e continuativi in ragione della sospensione delle loro attività lavorative.
In particolare, l’indennità aggiuntiva è rivolta ai collaboratori coordinati e continuativi con rapporto attivo alla data del 23 febbraio 2020 e iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, co. 26, L. n. 335/1995 e ai liberi professionisti, titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020, compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo, iscritti alla Gestione separata. Tale indennità aggiuntiva spetta anche ai liberi professionisti iscritti alle Casse autonome professionali.
Sono destinatari dell’indennità anche i lavoratori che alla data del 23 febbraio 2020 erano in attività lavorativa e iscritti alle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi artigiani, commercianti, coltivatori diretti, mezzadri e coloni. Nell’ambito di applicazione sono ricompresse le figure degli imprenditori agricoli professionali iscritti alla gestione autonoma agricola, nonché i coadiuvanti e coadiutori artigiani, commercianti e lavoratori agricoli iscritti nelle rispettive gestioni autonome.
Necessario, ai fini dell’accesso all’indennità aggiuntiva, è lo svolgimento della relativa attività lavorativa alla data del 23 febbraio 2020 nei comuni individuati nell’allegato 1 al DPCM dei Ministri 1° marzo 2020, oppure la residenza o il domicilio negli stessi alla medesima data.
Ai lavoratori come sopra individuati è riconosciuta un’indennità mensile aggiuntiva pari a 500 euro per un massimo di tre mesi, parametrata all’effettivo periodo di sospensione dell’attività.
Detta indennità aggiuntiva è erogata dall’INPS nel limite di spesa complessivo di 5,8 milioni di euro per l’anno 2020, previa domanda, per le mensilità spettanti e non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.


Presentazione della domanda
I lavoratori potenziali destinatari dell’indennità aggiuntiva, al fine di ricevere la prestazione di interesse, dovranno presentare domanda all’INPS esclusivamente in via telematica, utilizzando i consueti canali messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS. Le credenziali di accesso al servizio per la nuova prestazione sopra descritta sono, in sintesi, attualmente le seguenti: PIN rilasciato dall’INPS (si ricorda che l’INPS non rilascerà più nuovi PIN a decorrere dal 1° ottobre 2020); SPID di livello 2 o superiore; Carta di identità elettronica 3.0 (CIE); Carta nazionale dei servizi (CNS).
In alternativa al portale web, l’indennità aggiuntiva può essere richiesta tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure al numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori).
Il rilascio del nuovo servizio verrà reso noto con apposita comunicazione sul sito internet dell’INPS.


Compatibilità ed incompatibilità/incumulabilità
La suddetta indennità aggiuntiva è cumulabile e compatibile con l’Assegno ordinario di invalidità, nonché con il Reddito di Cittadinanza. E’ altresì compatibile e cumulabile con l’indennità di disoccupazione NASpI, con l’indennità di disoccupazione DIS-COLL e con l’indennità di disoccupazione agricola.
Infine, in analogia a quanto previsto per le indennità COVID-19, l’indennità aggiuntiva è compatibile e cumulabile con le erogazioni monetarie derivanti da borse lavoro, stage e tirocini professionali, nonché con i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale, con i premi ed i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica e con le prestazioni di lavoro occasionale, nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.
Si precisa che l’indennità in esame è incompatibile con le pensioni dirette a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) e delle forme esclusive, sostitutive, esonerative ed integrative della stessa, delle forme previdenziali compatibili con l’AGO, della Gestione separata, degli enti di previdenza di cui al D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509, ed al D.Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103, nonché la c.d. Ape sociale.
Avverso i provvedimenti adottati dall’Inps in materia di indennità aggiuntiva COVID-19, non è ammesso ricorso amministrativo. L’assicurato può tuttavia – avverso i suddetti provvedimenti – proporre azione giudiziaria.

Insolvenza del datore e intervento del Fondo di garanzia nei casi di sequestro/confisca dei beni


Nel caso di lavoratori che chiedano l’intervento del Fondo di garanzia Inps in relazione ad un rapporto intercorso con un datore di lavoro non assoggettabile alla disciplina delle procedure concorsuali, quando tutti i beni aziendali siano stati sottoposti a sequestro/confisca, i lavoratori non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali e l’accertamento dei crediti anteriori al sequestro deve essere compiuto dal giudice delegato con l’ausilio dell’amministratore giudiziario (Inps, circolare 17 settembre 2020, n. 103)


Come noto, l’intervento del Fondo di Garanzia Inps è subordinato allo stato di insolvenza del datore di lavoro, che si ritiene sussistente con l’apertura di una delle procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, procedura dell’amministrazione straordinaria) oppure, per i datori di lavoro non soggetti alle disposizioni della Legge Fallimentare, con l’esperimento di azioni esecutive individuali idonee a provare l’incapienza dei beni del datore di lavoro.
Tuttavia, in caso di applicazione di misure di prevenzione c.d. “antimafia” e, nello specifico, delle misure patrimoniali del sequestro e della susseguente confisca, vige una particolare disciplina di compatibilità/concorrenzialità tra la procedura concorsuale e le misure patrimoniali antimafia.
In particolare, è prevista la possibilità che il fallimento sia dichiarato anche dopo il sequestro, sia su iniziativa dei creditori che su iniziativa del pubblico ministero, al quale l’amministratore giudiziario deve chiedere di attivarsi se ne rileva i presupposti (artt. 63 e 64, D.Lgs. n. 159/2011). Difatti, non costituisce ostacolo all’apertura della procedura concorsuale che l’intero compendio aziendale o pacchetto azionario siano stati posti sotto sequestro e, quindi, siano da escludere dall’attivo fallimentare (Corte di Cassazione, sentenza n. 608/2017).
In relazione, poi, alla diversa ipotesi di crediti sussistenti prima del sequestro, va evidenziato che la eventuale confisca non pregiudica tali diritti di credito risultanti da atti aventi data certa anteriore al sequestro (art. 52, D.Lgs. n. 159/2011). In tal caso, però, l’accertamento dei crediti viene condotto dal giudice delegato in sede penale, nell’ambito di una speciale procedura (artt. 57 e ss., D.Lgs. n. 159/2011), e culmina con la redazione di uno stato passivo che viene depositato in cancelleria e dichiarato esecutivo. Tali crediti, quindi, sono soddisfatti dallo Stato nel limite massimo del 60% del valore dei beni sequestrati o confiscati, oppure della minore somma ricavata dalla vendita. In ogni caso, sempre con riferimento ai crediti anteriori al sequestro, non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive sui beni oggetto del sequestro medesimo (art. 55, D.Lgs. n. 159/2011). Infine, per i crediti prededucibili, ovvero quelli sorti nel corso del procedimento di prevenzione, i quali, su autorizzazione del giudice delegato, possono essere pagati anche al di fuori dello speciale procedimento di accertamento (artt. 57 e ss., D.Lgs. n. 159/2011), se l’attivo non è sufficiente, il pagamento è anticipato dallo Stato (art. 54, co. 2, D.Lgs. n. 159/2011).
Ciò premesso, l’intervento del Fondo di Garanzia in favore dei lavoratori di un’azienda sottoposta a sequestro o confisca non può ugualmente prescindere dalla verifica dei seguenti requisiti essenziali, quali: cessazione del rapporto di lavoro, insolvenza del datore di lavoro, accertamento dell’esistenza e della misura del credito vantato. Nel caso, poi, di lavoratori che chiedano l’intervento del Fondo in relazione ad un rapporto intercorso con un datore di lavoro nei cui confronti non è stata aperta una procedura concorsuale, essi devono poi dimostrare anche la non assoggettabilità dello stesso datore di lavoro alla disciplina delle procedure concorsuali. A tale riguardo, quando tutti i beni del datore di lavoro siano stati sottoposti a sequestro/confisca, i lavoratori non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali e l’accertamento dei crediti anteriori al sequestro deve essere comunque compiuto dal giudice delegato con l’ausilio dell’amministratore giudiziario, con la formazione di uno stato passivo. In altri termini, i lavoratori possono richiedere l’intervento del Fondo di Garanzia solo dopo che il loro credito sia stato ammesso allo stato passivo esecutivo accertato dal giudice delegato (artt. 57 e ss., D.Lgs. n. 159/2011). Il credito, nei 30 giorni successivi al deposito, non deve essere stato oggetto di azioni di opposizione o impugnazione. Peraltro, qualora l’amministratore giudiziario, cui spetta il compito di segnalare al pubblico ministero la sussistenza dei presupposti per la declaratoria del fallimento, rappresenti che l’azienda versa in stato di insolvenza ma non sussistono i requisiti per la dichiarazione di fallimento (artt. 1 e 15, ultimo comma, Legge Fallimentare), ai fini della prova della non assoggettabilità del datore di lavoro alle procedure concorsuali, non è necessario presentare il decreto di reiezione dell’istanza di fallimento.
Nel diverso caso in cui, invece, l’azienda sottoposta a sequestro sia già stata dichiarata fallita, i lavoratori possono richiedere l’intervento del Fondo di Garanzia secondo quanto previsto in via ordinaria (art. 2, L. n. 297/1982; artt. 1 e 2, D.Lgs. n. 80/1992). Tuttavia, laddove il fallimento già aperto nei confronti dell’azienda sottoposta a misura di prevenzione, venga chiuso in quanto la misura applicata riguarda l’intera massa fallimentare (art. 64, co. 7, D.Lgs n. 159/2011), se non si sono già verificate le condizioni per richiedere l’intervento del Fondo, i lavoratori possono avere accesso alla tutela secondo quanto previsto per le aziende non assoggettabili a procedura concorsuale.

Chiusura portale welfare per le BCC Toscane

18 sett 2020 Entro il 30 settembre 2020 verrà chiuso il portale per la gestione delle prestazioni welfare relative all’erogazione del premio di risultato 2019, a favore dei dipendento delle Banche di Credito Cooperativo Toscane.

Con accordo siglato lo scorso anno è stato individuato il Premio di Risultato 2019 (esercizio 2018) ai dipendenti delle BCC aderenti alla FTBCC, nonché ai dipendenti della FTBCC medesima, di Assicooper Toscana Srl e Cassa Mutua Toscana BCC.
Le Parti firmatarie riconoscono ai dipendenti destinatari del PDR – titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore a euro 80.000 nell’anno precedente a quello di percezione e per un importo fino a 3.000 euro al netto delle trattenute previdenziali obbligatorie – la possibilità di optare per una delle forme di welfare riportate nella tabella “prestazioni welfare” (cd. flexible benefits), in coda al presente articolo, in sostituzione, in tutto o in parte, del PDR. Le spese rimborsate mediante il piano di welfare sono quelle sostenute dal dipendente per sé o per i familiari. I dipendenti interessati hanno esercitato l’opzione in parola entro il 17/11/2019, manifestando la volontà di avvalersi delle prestazioni di welfare indicate nella tabella “prestazioni welfare”, specificando la casistica e l’entità della quota del PDR da destinarvi, mediante l’utilizzo dell’apposita procedura informatica.. Il portale, per quest’ultimo adempimento, sarà aperto per l’utilizzo dei servizi contenuti fino al giorno 30/9/2020.
In caso di mancata consegna dei giustificativi entro il 30/9/2020, il residuo sarà versato sulla posizione del lavoratore presso il Fondo Pensione Nazionale (FPN), con applicazione della relativa disciplina fiscale tempo per tempo vigente.

Siglata l’ipotesi di accordo per il CCNL Gomma-Plastica Industria

Sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL dell’industria della gomma, plastica  e affini

L’accordo, scaduto il 30 giugno 2019, interessa circa 130.000, impiegati in 5.500 aziende di piccole e medie dimensioni, ma anche imprese multinazionali di rilievo e sarà vigente fino al 31 dicembre 2022 e dovrà essere approvato dai lavoratori.
Sul piano economico si prevede un aumento medio sui minimi (TEM) di 63 euro (cat. F, il salario di riferimento passerà quindi da 1844 a 1907 euro). L’aumento sarà distribuito in 2 “tranche”: la prima di 32 euro dal 1° gennaio 2021; la seconda, 31 euro dal 1° gennaio 2022.


Nel contratto vengono migliorati aspetti normativi sul premio perequativo, malattia professionale e infortuni, l’indennità notte proporzionata all’effettiva prestazione e sarà istituita la commissione nazionale salute sicurezza e ambiente.
Viene costituita, poi, la figura di delegato alla formazione e la commissione per la revisione dell’attuale sistema di inquadramento, proprio a riguardo i lavoratori addetti al ciclo produttivo, oggi inquadrati al livello I, passeranno al livello H una volta superato il periodo di prova. Infine, sarà sviluppato un focus particolare sulla tematica degli appalti.
Per quanto riguarda il capitolo dell’Osservatorio Nazionale sarà potenziato l’istituto riconoscendo il valore delle relazioni industriali per iniziative congiunte volte alle politiche industriali di settore, all’occupazione, alla crescita, alle internazionalizzazioni e per l’innovazione e la sostenibilità ambientale. Sempre all’interno dell’osservatorio sarà discussa la legge 125 sulle pari opportunità.
Introdotti, anche, miglioramenti sulle linee guida sulla banca delle ferie solidali, sul riconoscimento dei permessi per i famigliari di minori affetti DSA (disturbi specifici dell’apprendimento); sullo scorporo delle assenza per visite e ricoveri oncologici e della maternità anticipata ai fini della maturazione della ROL; sulla programmazione dei permessi della legge 104 che passa da trimestrale a mensile; sulla possibilità che la contrattazione di secondo livello possa prevedere percentuali di accantonamento diverso della banca ore rispetto a quanto previsto oggi dal testo contrattuale.
Infine, per i lavoratori con patologie oncologiche e degenerative sarà prevista la possibilità di trasformare in part time il proprio orario di lavoro e il riconoscimento di una aspettativa non retribuita pari a 10 mesi. Sarà altresì predisposta non solo una importante iniziativa, sotto forma di campagna straordinaria informativa, per sollecitare l’adesione al fondo sanitario di categoria (FAG&P), ma sempre relativamente a questo fondo sarà predisposta un’assemblea aggiuntiva retribuita, una tantum durante la vigenza di questo contratto, per promuovere all’adesione allo stesso.


Scuole private FIINSEI-CONFAL: accordo sul telelavoro

Firmato il 31/8/2020, tra FIINSEI con CIU-Union Quadri e CONFAL Federazione Scuola, CONFIMPRESEITALIA, FDP, l’accordo in materia di telelavoro e didattica a distanza, integrativo del CCNL per il personale direttivo, docente, non docente delle istituzioni scolastiche paritarie

L’accordo firmato il 31/8/2020, integrativo del CCNL Personale scolastico istituzioni paritarie dell’1/9/2019, introduce la disciplina del telelavoro, che si applica anche per le attività di “didattica a distanza”, una forma di organizzazione del lavoro, resa possibile dall’utilizzo di sistemi informatici e dall’esistenza di una rete di comunicazione ed è applicabile a tutto il personale dell’Istituzione, sia esso con contratto di lavoro dipendente o di lavoro autonomo e/o atipico.
E’ quindi un modo particolare di svolgimento della prestazione lavorativa ed è parte dell’organizzazione dell’Istituzione, anche se il luogo di svolgimento della prestazione è esterno.
Il telelavoro può essere:
a) domiciliare: svolto nel domicilio del telelavoratore
b) mobile: attraverso l’utilizzo di apparecchiature portatili
c) remotizzato e/o a distanza: svolto presso locali attrezzati i quali non coincidono né con il domicilio del telelavoratore né con i locali dell’Istituzione
d) misto: nel caso in cui solo parte della prestazione complessiva avvenga all’interno dell’Istituzione
La postazione di lavoro può essere messa a disposizione a cura e spese dell’Istituzione, ma può anche essere impiegata quella del telelavoratore.
Tale modalità di lavoro potrà essere espletata sia per tutta l’attività prevista dal contratto individuale, o solo parte di essa.
La “didattica a distanza ” rientra nella fattispecie del telelavoro ed è riservata al personale docente.
Nell’esercizio dell’autonomia dell’Istituzione, le attività formative possono essere svolte con le seguenti modalità:
a) in presenza (classe reale)
b) a distanza (classe virtuale) con collegamento diretto o indiretto, immediato o differito, attraverso videoconferenze, video lezioni, piattaforme dedicate, ecc
c) mista (Blended) in parte in presenza ed in parte a distanza
Per il telelavoro non è previsto un compenso aggiuntivo a quello dell’inquadramento contrattuale, se non diversamente concordato.

Organo di amministrazione monocratico all’interno degli enti del Terzo settore: chiarimenti


La diversa natura dell’organo di amministrazione e dei rapporti con gli altri organi e con l’esterno nelle due tipologie di enti – associazioni e fondazioni – potrebbe suggerire, sotto un profilo sistematico ancor più che per effetto della lettura testuale delle norme, la preferibilità di una composizione collegiale dell’organo di amministrazione nel caso delle associazioni e per altro verso, la possibilità di un amministrazione monocratica nelle fondazioni, ferma restando l’obbligatorietà dell’individuazione puntuale da parte dello statuto delle caratteristiche dell’organo. In termini di estrema residualità si può configurare, nel caso di associazioni in fase di costituzione, l’individuazione nell’atto costitutivo di un organo di amministrazione monocratico temporaneo con il rinvio ad una integrazione elettiva dell’organo stesso entro un determinato periodo o anticipatamente qualora si sia raggiunto un numero di soci superiore al minimo (Nota Ministero lavoro n. 9313/2020).


In risposta alla richiesta di parere, sulla possibilità per gli enti del Terzo settore – alla luce delle previsioni di cui all’articolo 26 del d.lgs. 117/2017 e s.m.i. (Codice del Terzo settore) – di prevedere nel proprio assetto organizzativo un organo di amministrazione a composizione monocratica o un organo con struttura necessariamente collegiale, la Direzione Generale del Terzo Settore e della responsabilità sociale delle imprese chiarisce quanto segue.
L’intero Codice del Terzo settore, come pure la legge delega da cui è scaturito, trovano il proprio fondamento negli articoli 2 e 118 cost., e nel principio di autonomia che caratterizza il complesso degli enti che operano nel Terzo settore. I tratti caratteristici di questi ultimi risiedono preliminarmente nell’assenza di scopo di lucro, nell’esercizio di specifiche attività di interesse generale, nelle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che ne orientano l’operare.
All’interno del perimetro del Terzo settore, in linea con la struttura del Codice e con il contenuto dei titoli dal II al V ove si vengono progressivamente a collocare le disposizioni via via più stringenti, possono essere individuate varie tipologie di enti, ognuna con specifiche caratteristiche. Questa struttura “flessibile” oltre a consentire l’evoluzione successiva degli enti verso assetti organizzativi diversi da quelli iniziali, non precludere al momento la futura emersione di soggetti aventi struttura e caratteristiche attualmente non conosciuti.
Per tale ragione, risulta forse inappropriata una risposta univoca al quesito prospettato, dovendo la stessa invece tenere conto proprio della molteplicità delle tipologie e delle caratteristiche dei soggetti collocati all’interno del Terzo settore. La volontà del Legislatore di individuare specifiche tipologie di enti e una disciplina stringente cui gli stessi devono assoggettarsi, non va intesa come una compressione dell’autonomia degli enti ma al contrario come la proposta di modelli organizzativi che, predefiniti pur nella loro flessibilità, disegnano assetti e rapporti tra gli organi dell’ente in grado di garantire il miglior raggiungimento degli obiettivi propri e di quelli generali; fermo restando che l’ente – purché nell’osservanza delle norme generali – potrebbe non conformarsi a tali modelli senza perdere la possibilità di essere qualificato come ETS ma semplicemente rinunciando alla possibilità (e agli eventuali benefici) di una qualificazione più specifica.
Il richiamo al principio dell’autonomia degli ETS, particolarmente quella organizzativa, potrebbe tuttavia non giustificare del tutto la tesi di quanti sostengono, in termini assoluti, che la nomina di un amministratore unico possa ritenersi sempre consentita “in assenza di una disposizione che obblighi alla necessaria collegialità dell’organo”. Tale autonomia infatti deve essere intesa come funzionale all’individuazione di assetti organizzativi coerenti con le finalità e le caratteristiche dell’ente. In tal senso, per le ragioni sopra richiamate, potrebbe difficilmente trovarsi adeguato un richiamo analogico all’art. 2380-bis, comma 3 del codice civile, in materia di società per azioni.
Ciò detto, l’utilizzo nell’articolo 26 del d.lgs. 117/2017 del termine “amministratori” al plurale, la mancata previsione in caso di organo di amministrazione dell’espressa possibilità di una costituzione monocratica dell’organo a differenza di quanto previsto nel caso dell’organo di controllo, nonché soprattutto le previsioni dei commi 2, 4 e 5 inducono a ritenere che il Legislatore abbia ipotizzato una composizione collegiale dell’organo; tuttavia è necessario ricordare che ai sensi del comma 1 e della collocazione specifica dell’articolo, quest’ultimo è applicabile non alla generalità degli ETS ma alle associazioni del Terzo settore e, con alcune limitazioni, alle fondazioni del Terzo settore. Nello specifico, per espressa previsione del comma 8, a queste ultime si applicano i commi 3, 6 e 7, che si ritengono conciliabili anche con una composizione monocratica dell’organo di amministrazione; i commi 4 e 5, in caso di fondazioni che prevedano un organo assembleare o di indirizzo, “possono trovare applicazione in quanto compatibili”.
La disciplina differenziata trova una spiegazione nella distinzione di caratteristiche, obiettivi e natura tra le due tipologie di enti. Elemento peculiare dell’associazione è come noto l’esistenza di una pluralità di associati che insieme perseguono uno scopo comune; nella fondazione è l’esistenza di un patrimonio preordinato al raggiungimento di un determinato scopo. Caratteristiche necessarie e inderogabili delle associazioni del Terzo settore sono il carattere aperto, inteso come possibilità di nuovi ingressi, la democraticità interna (che si esprime a sua volta nei principi di uguaglianza tra gli associati e di elettività dei titolari di cariche sociali, tale secondo principio temperato dalle disposizioni recate proprio dai commi 4 e 5 dell’articolo 26). Anche l’organo di amministrazione dovrebbe avere caratteristiche coerenti con tali principi; d’altra parte esso è chiamato oltre che a gestire le risorse dell’ente, a concretizzarne le finalità partecipative applicando i principi di democrazia e uguaglianza; inoltre, è subordinato all’organo assembleare, il quale è chiamato periodicamente ad approvarne l’operato.
Nel caso delle fondazioni, l’operato dell’organo di amministrazione è teso fondamentalmente a gestire un patrimonio destinato in conformità con la volontà originariamente espressa dai fondatori; il controllo interno ad opera dell’apposito organo e quello esterno esercitato dall’autorità governativa sono sempre presenti; anche qualora gli statuti prevedano l’esistenza di organi assembleari o di indirizzo, i compiti di questi ultimi non possono essere individuati in maniera incompatibile con la natura fondativa dell’ente o con la volontà del fondatore (art. 25 comma 3).
Conseguentemente, la diversa natura dell’organo di amministrazione e dei rapporti con gli altri organi e con l’esterno nelle due tipologie di ente potrebbe suggerire, sotto un profilo sistematico ancor più che per effetto della lettura testuale delle norme, la preferibilità di una composizione collegiale dell’organo di amministrazione nel caso delle associazioni e per altro verso, la possibilità di un amministrazione monocratica nelle fondazioni, ferma restando l’obbligatorietà dell’individuazione puntuale da parte dello statuto delle caratteristiche dell’organo.
In tale contesto, in termini di estrema residualità si può configurare l’ipotesi diversa in cui, nel caso di associazioni in fase di costituzione, l’individuazione nell’atto costitutivo di un organo di amministrazione monocratico temporaneo con il rinvio ad una integrazione elettiva dell’organo stesso entro un determinato periodo o anticipatamente qualora si sia raggiunto un numero di soci superiore al minimo. In tal caso, infatti, laddove il numero di associati iniziali sia particolarmente ridotto, l’individuazione iniziale nell’atto costitutivo di una pluralità di amministratori in numero di poco inferiore o magari addirittura coincidente con quello degli associati potrebbe comportare problemi di funzionamento dell’ente o non consentire una effettiva distinzione tra organo di amministrazione e organo assembleare. Per evitare ciò, un organo di amministrazione monocratico potrebbe costituire una eventualità percorribile sia pure per un periodo limitato previsto comunque dall’atto costitutivo.
Quanto detto in generale riguardo le associazioni del Terzo settore vale per le tipologie di enti a disciplina particolare riconducibili comunque alla tipologia associativa, fatte salve eventuali disposizioni specifiche in linea di massima ancor più stringenti.

Comunicazione premi di produttività al Fondo Arco

Con circolare n. 4 del 16/9/2020, il Fondo Nazionale Arco ha illustrato l’iter della detassazione dei premi di produttività nei settori Legno, sughero, mobile, arredamento e Boschivi/forestali, Laterizi e manufatti in cemento, Lapidei, Maniglie e dei Lapidei piccola industria.

Per effetto delle previsioni di cui all’art. 1, comma 160 della Legge di Bilancio sono state introdotte misure di particolare favore per i lavoratori dipendenti che scelgano l’erogazione del premio di risultato sotto forma di contribuzione alla previdenza complementare.
Nello specifico, i contributi versati ad ARCO (Fondo di pensione complementare per i lavoratori dei settori Legno, sughero, mobile, arredamento e Boschivi/forestali, Laterizi e manufatti in cemento, Lapidei, Maniglie e dei Lapidei piccola industria) in sostituzione (in tutto o in parte) dei premi di produttività di ammontare variabile, godranno di un regime di detassazione totale, secondo il quale:
– non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, né sono soggetti all’imposta sostitutiva del 10%;
– non concorrono a formare la parte imponibile delle prestazioni pensionistiche complementari ai fini dell’applicazione della ritenuta di imposta. In particolare, i contributi alle forme pensionistiche complementari, così eseguiti, si considerano esenti anche se superano il limite di deducibilità del reddito di euro 5.164,65;
Entro l’anno successivo alla data di versamento degli importi versati a titolo di Premio di risultato, l’iscritto è tenuto a comunicare l’importo versato al Fondo Pensione, richiamando le indicazioni già in essere per i contributi non dedotti. In mancanza di tale attestazione non potrà beneficiare della detassazione degli importi prevista, nei limiti di legge, in sede di calcolo della prestazione.
A partire dai premi versati nel 2019, l’Aderente dovrà compilare l’attestazione di versamento direttamente all’interno della sua “Area Riservata” sul sito del fondo www.fondoarco.it nella sezione CONTRIBUZIONE, confermando o modificando l’importo del premio nel riquadro PREMI DI PRODUTTIVITA’, attraverso una semplice procedura guidata.
Per gli anni precedenti al 2019, l’Aderente potrà confermare o modificare l’importo del premio versato e già dichiarato dall’Azienda in occasione dell’invio della lista di contribuzione. Da ultimo si evidenzia che, ai sensi delle previsioni statutarie e regolamentari del Fondo, in conformità a quanto previsto dalla normativa di settore, la possibilità di versare ad ARCO contribuzione in sostituzione (totale o parziale) del premio di produttività sussiste unicamente per chi è già aderente al Fondo pensione.


Variati i contributi da versare alla Cassa Edile di Grosseto



La Cassa Edile della Provincia di Grosseto comunica la variazione delle aliquote contributive dall’1/8/2020


La Cassa Edile di Grosseto comunica che con accordo sindacale tra ANCE Grosseto e le federazioni sindacali territoriali FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL, sottoscritto il 3/8/2020, è stata apportata una variazione all’aliquota contributiva riferita all’APE, Anzianità Professionale Edile, che a decorrere dall’1 agosto 2020, passa 3,31% al 3,91%, allineandosi a quanto disposto dall’accordo sindacale nazionale del 3/4/2019.
Pertanto, per effetto della suddetta variazione, la tabella contributiva aggiornata è la seguente:


TABELLA CONTRIBUTI CASSA EDILE DELLA PROVINCIA DI GROSSETO IN VIGORE DAL 1/8/2020





















































CONTRIBUTO

A CARICO DELLE IMPRESE

A CARICO DEGLI OPERAI

TOTALE DA VERSARE

Contributo Cassa Edile 2,083% 0,417% 2,50%
Quote provinciali di adesione contrattuale 0,70% 0,70% 1,40%
Quote nazionali di adesione contrattuale 0,22% 0,22% 0,44%
Contributo per l’Anzianità Professionale Edile 3,91% 0,00% 3,91%
Contributo per l’Addestramento Prof.le (Scuola Edile) 0,60% 0,00% 0,60%
Contributo per Comitato Paritetico Territoriale 0,60% 0,00% 0,60%
Fondo prepensionamento 0,20% 0,00% 0,20%
Fondo sanitario nazionale 0,35% 0,00% 0,35%
Fondo incentivo all’occupazione 0,10% 0,00% 0,10%
TOTALI 8,763% 1,337% 10,10%


 


Nota:
– Contributo Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza di ambito Territoriale, in breve R.L.S.T: le imprese interessate alla figura del R.L.S.T., con esclusione delle imprese nelle quali è presente la figura del Rappresentante dei Lavoratori di ambito aziendale, dovranno versare un contributo pari allo 0,20% dell’imponibile cassa edile.
– Contributo per gli impiegati per il Fondo Sanitario (a carico delle imprese) è pari allo 0,26% delle seguenti voci retributive: minimo, contingenza, edr e premio di produzione. Si evidenzia che le imprese potranno, a loro discrezione, versare questa contribuzione tramite la Cassa Edile o direttamente al Fondo Sanitario.